Energia rinnovabile ed efficienza energetica: i nuovi target dell’Europa

Il Parlamento Europeo ha finalmente votato un nuovo piano di linea con l’obiettivo di incrementare lo sfruttamento delle energie rinnovabili, di migliorare l’efficienza energetica e e tagliare le emissioni: ogni Stato Membro dovrà raggiungere gli obiettivi stabiliti entro il 2030.

I vincoli per il 2030 sono rappresentati da:

  • il 30% del fabbisogno energetico nazionale dovrà essere coperto dalle energie rinnovabili;
  • Bisognerà tagliare del 40% i gas serra rispetto al 1990;
  • l’efficienza energetica dovrà essere migliorata del 40%.

Questa decisione si è rivelata molto importante a livello comunitario in quanto, all’interno dei confini europei, evita che ogni Stato membro decida in autonomia: infatti con la vecchia proposta il rischio era che ogni nazione, potendo decidere i propri limiti, questi ultimi sarebbero poi risultati troppo bassi per essere considerati rilevanti.

Questa decisione dovrebbe portare anche ottimi effetti sull’economia perché verranno favorite le imprese a basse emissioni, portando alla creazione di 570 mila nuovi posti di lavoro. Inoltre gli Stati europei risparmierebbero circa 500 miliardi di euro per le mancate importazioni dei combustibili fossili.

Occorre sostenere la green economy ed in particolare destinare risorse a livello comunitario volte allo sviluppo delle fonti rinnovabili, dell’ecoinnovazione e della mobilità sostenibile.
La consapevolezza dell’importanza di soluzioni green unita alla necissità di porre rimedio ai cambiamenti climatici, sta spingendo a pensare sempre di più ad un futuro in cui le rinnovabili saranno protagoniste.
In tale percorso l’Italia, con l’eolico, ha già dato prova di avere una marcia in più e di aver raggiunto maturità, sia dal punto di vista tecnologico che di know-how, tanto da essere riuscita a raggiungere la grid parity (è il punto in cui l’energia elettrica prodotta partendo da fonti di energia alternative, ha lo stesso prezzo dell’energia tradizionale prodotta tramite fonti di energia tradizionali).

Inoltre, quasi il 20% delle start up italiane sono attive nel campo dell’energia verde: la concentrazione maggiore si registra nelle Regioni del Nord, attorno ai grandi incubatori e poli universitari. Però, in favore del meridione giocano le condizioni climatiche favorevoli: così tra le province più innovative vi sono Trento e Torino ma anche Salerno.

Tra i problemi di queste aziende vi è sicuramente quello dimensionale: secondo gli esperti, infatti, quasi nessuna delle start up analizzate ha ancora effettuato quel salto dimensionale richiesto per emergere non solo in Italia ma anche sui mercati internazionali.
In ogni caso però, in Italia, l’energia rinnovabile ci ha fatto risparmiare un miliardo di euro: infatti, il 30% della produzione italiana viene da fonti verdi ma dall’altra parte il nostro Paese paga come al solito i costi della rigidità burocratica e fiscale, responsabile del 60% del divario con la Germania.

I vincoli fissati dal Parlamento europeo per il 2030 dovrebbero riuscire a colmare questi gap tra i differenti stati membri con lo scopo di ridurre da un lato l’inquinamento atmosferico e dell’altro la dipendenza dei Paesi europei dai combustibili fossili stranieri.

Infine, punto chiave di queste decisioni è proprio quello di migliorare il coordinamento delle politiche nazionali dell’energia ed esprimersi all’unisono su questa tematica.

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